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ASPETTI FORMALI DEI MATERIALI
DA COSTRUZIONE
NELLA CASA RURALE DEL CAMPIDANO DI CAGLIARI
di Paolo Lallai
10)
Considerazioni finali
Un discorso come questo non può avere delle conclusioni. Può semmai portare
a delle riflessioni di valore fondamentale.
Ad esempio: come mai ad un certo punto gli abitanti di Assemini e Uta hanno
cominciato a non usare esclusivamente questo materiale per le loro case
d'abitazione?
Nell'indagine condotta per poter redigere questo studio si è notato che
verso la metà dell'800 (da informazioni raccolte in sito) si è usato sempre
più frequentemente il mattone cotto per realizzare cantonali, pilastri,
archi, contrafforti e piattabande; si è cercato sempre più di dare al "ladiri"
il compito di materiale di "tamponamento" compreso tra linee preferenziali
di sollecitazione realizzate in mattone cotto. Si introducevano così dei
punti di discontinuità nella struttura portante muraria a causa delle
diverse caratteristiche di resistenza e dei diversi coefficienti di
dilatazione termica esistenti tra il "ladiri" e il mattone cotto.
Anche se la muratura era ben intonacata, in questi punti di discontinuità si
creavano delle lesioni con conseguente stacco dell'intonaco. La pioggia e il
vento completavano poi l'azione di danneggiamento delle parti di muratura
realizzate in "ladiri". Aumentava così sempre più la sfiducia per questo
materiale da costruzione; non si teneva più infatti conto che un edificio
interamente in "ladiri" realizzato e curato secondo criteri ottimali ha un
arco di durata che supera i due secoli ed ha tanti altri pregi tra i quali
l'alto grado di coibentazione termica, la reperibllità in loco della materia
prima ed il conseguente basso costo del materiale, che consentono notevoli
riduzioni del costo di costruzione.
Ad incrementare ulteriormente questo processo evolutivo della casa rurale di
Assemini e Uta giunse poi il boom dell'uso del conglomerato cementizio
armato; al mattone in ladiri restava ormai solo il compito meno nobile di
materiale esclusivamente di "tamponamento".
E' ovvio che una volta introdotto l'uso della struttura in conglomerato
cementizio armato, ormai il solaio in legno non aveva più ragione d'esistere
ma veniva infatti soppiantato dal solaio misto a travetti gettati in opera
ed in seguito da quello a travetti prefabbricati.
Molto importante e sintomatica è l'evoluzione de "su pottabi" e de "sa
lolla"; sia nell'uno che nell'altra il sistema architravato (con tronchi di
legno di essenza dura) fu prima sostituito da quello con l'arco in "ladiri"
e poi entrambi furono soppiantati dalla moda dell'arco in laterizio cotto o
dell'arco realizzato con altri materiali da costruzione ritenuti migliori
per caratteristiche statiche ed estetiche.
Che per questi elementi architettonici la motivazione statica non sia
sufficiente è ampiamente dimostrato dal fatto che mentre l'arco in "ladiri"
veniva accuratamente intonacato, l’arco in mattoni cotti o in pietra veniva
lasciato a vista e ostentatamente esibito grazie anche al fatto che per
motivi cromatici contrastava sullo sfondo costituito da muratura in "ladiri"
intonacata e tinta prevalentemente con colori chiari. In realtà l'uso dei
nuovi materiali da costruzione (mattone cotto, blocchetto in calcestruzzo,
conglomerato cementizio armato, ecc.) introducendo nuovi aspetti formali, ha
trasformato radicalmente la casa tipica di Assemini e di Uta sia dal punto
di vista estetico che dal punto di vista distributivo e funzionale.
A causa di tutto ciò la casa in "ladiri" in Assemini e Uta, anche per le
mutate abitudini ed esigenze di vita, attualmente esiste solo come rudere o
in attesa di diventarlo.
Infatti “su staulu” non ha più ragione d'esistere; "sa lolla" è decaduta al
rango di un modesto loggiato che non ha più le funzioni iniziali; alle varie
stanze ormai si accede grazie a quell'orribile vano buio e non vivibile che
prende il nome di "andito". E' necessario quindi che per questi centri
minori ci si dia da fare per tentare di realizzare il recupero delle
componenti organizzative della struttura abitativa anche in termini non
soltanto distributivi (standards, m/cubi /ab.vano, ecc.); ciò è importante
non tanto quale fatto di una cultura nostalgica, ma in quanto strumento
determinante ed indispensabile per identificare quella genuina cultura
abitativa propria dei vecchi centri storici del Campidano di Cagliari e
poterla poi contrapporre in chiave moderna e vivibile alla cultura abitativa
di importazione.
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