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ASPETTI FORMALI DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE
NELLA CASA RURALE DEL CAMPIDANO DI CAGLIARI
di Paolo Lallai
 

5) Elementi strutturali della casa rurale

 5.1) FONDAZIONI-Sono realizzate a secco con ciottoli di fiume di dimensioni consistenti legati tra loro per mezzo di malta argillosa. Il passaggio dalla fondazione in pietra al muro in mattone crudo è scandito da un ricorso in mattoni cotti affiancati e disposti col lato maggiore secondo la lunghezza della muratura (figura 7).
5.2) MURATURE-Il muro veniva realizzato con l'impiego di mattoni di "ladiri" disposti a ricorsi successivi in modo tale che i giunti tra blocco e blocco di un ricorso risultino sfalsati rispetto a quelli del ricorso successivo ed a quelli del ricorso precedente; in questo modo si garantiva il comportamento unitario della muratura (figura 8). I mattoni venivano collegati tra loro per mezzo di malta di argilla (figure 7; 8 e 9 ); gli intonaci invece ve vivano realizzati con malta di argilla vagliata con interposta paglia di fieno allo scopo di ottenere un miglior collegamento.
Si otteneva così. una muratura praticamente monolitica in quanto costituita esclusivamente da materiali tra loro omogenei (figura 9). Nelle murature, le aperture di piccole luci venivano risolte con l'ausilio di architravi realizzate con tronchi di ginepro o di altre essenze resistenti; su di esse riprendeva poi la normale muratura in mattoni crudi (figura 10). Le aperture di grande luce venivano invece risolte con piattabande o archi (figura 11).
E' stato riscontrato un raro esempio di portale architravato con tronchi di ginepro (figura 12).
Quando le condizioni economiche dei proprietari della casa lo permettevano, nel mezzo dell'apparecchio murario in mattone crudo veniva usato il mattone cotto per realizzare le parti più sollecitate della muratura quali cantonali, piedritti, archi e piattabande. Si introduceva così un grave motivo di discontinuità nella muratura a causa delle differenti caratteristiche tecniche (resistenza, coefficiente di dilatazione, ecc.) esistenti tra i due tipi di mattoni; infatti partendo dalle lesioni che puntualmente si verificavano in questi punti di discontinuità gli eventi esterni intraprendevano la loro opera disgregatrice dell'edificio. (figura 13).
5.3) SOLAI-Non si è riscontrato alcun caso di solai a volta in pietra o in laterizio cotto. Tutti i solai infatti, realizzati con legname reperibile in zona, sono costituiti da tronchi opportunamente distanziati aventi funzione portante e da un tavolato gravante su di essi avente funzione di pavimento. (figura 14).
Solamente verso la metà del XX secolo si sono realizzati, per coprire strutture murarie in ladiri, solai in cemento armato misto con laterizi e travetti prefabbricati; ma si tratta ovviamente di una struttura di tipo ibrido che non ha niente a che spartire con la tipologia edilizia rurale caratteristica di Assemini e Uta.
5.4) TETTI-Il tetto di questa casa rurale è essenzialmente costituito da (figure 15; 16; 17; 18):
a) grossa orditura formata da tronchi di legno di essenza dura disposti ad intervalli di circa tre metri e diretti secondo il lato maggiore del locale da coprire;
b) piccola orditura in travicelli lignei;
c) incannucciata;
d) manto di copertura con coppi alla sarda collegati all'incannucciata con malta di argilla e paglia o con malta di calce e sabbia.

Il colmo del tetto è quasi sempre realizzato grazie ad un semplice tronco di ginepro o di altra essenza dura avente particolare conformazione e disposto in modo tale da svolgere le funzioni di una capriata che sorregga un tetto a due spioventi (figura 19).
Per realizzare il colmo del tetto veniva usata anche la capriata palladiana utilizzando tronchi di legno lavorato; spesso però veniva realizzata secondo concezione statica errata col "monaco" poggiante sulla "catena" e senza essere collegato a quest'ultima per mezzo della "staffa" (figura 20). I tronchi per la grande e per la piccola orditura venivano reperiti prevalentemente nella secolare e rigogliosa foresta di "Gutturu Mannu" in territorio di Assemini lungo la S.P. che, tangente a Capoterra, conduce a Santadi (figura 3).
Tutta l'orditura e l'incannucciato, poichè non esiste controsoffittatura, è visibile dall'interno del vano; ciò riesce a tipizzare maggiormente questo tipo di abitazione.
5.5) INTONACI Una cosa che viene subito percepita di questo tipo di abitazione è la incompletezza della superficie esterna intonacata. L'intonaco esterno infatti veniva usato con una certa parsimonia:
- a scopo protettivo solo nella facciata esposta alla azione disgregatrice dei venti dominanti,
- a scopo ornamentale nelle facciate fronte strada e in quelle prospicienti il cortile.

Abbondano i casi di edifici a due piani in cui una facciata è intonacata al piano terreno, ma non al piano sopraelevato. Dobbiamo ammettere che ciò riesce a tipizzare ancor più questi edifici (figura 21). Questi casi da noi riscontrati sono tanto numerosi da non poter essere spiegati con la tesi semplicistica del mancato completamento delle finiture della costruzione. Per spiegare questo fatto bisogna tener presente che la casa in ladiri è una manifestazione di una realtà ed economia povera. Infatti il lavoro di costruzione della casa rurale veniva eseguito in economia dal proprietario e dai suoi familiari; da gente cioè che per improvvisarsi muratore doveva distrarre ore lavorative da quelle che erano destinate ai suoi impegni abituali (lavori agricoli, cura del bestiame, ecc.). Ne consegue perciò che fosse ritenuto indispensabile realizzare l'intonaco del piano terreno di una certa facciata: ciò serviva infatti, a causa del fatto che l'intonaco su ladiri diventava (per la omogeneità dei due materiali) una struttura monolitica, a rendere più solido un muro che doveva sostenere uno o più piani sopraelevati; ne derivava quindi un miglioramento della statica di tutta la costruzione. Non altrettanto importante per la statica di tutta la costruzione sarebbe stata la realizzazione del l'intonaco al piano sopraelevato. E' quindi logico che in un regime di rigida economia si intonacassero solo le facciate dei piani superiori particolarmente esposte all'azione disgregatrice dei venti dominanti. Va sottolineato ulteriormente quanto siano caratteristiche queste case in ladiri con le pareti esterne non intonacate e con i mattoni crudi in vista. Queste considerazioni appena esposte sono ampiamente confermate da tanti esempi di abitazioni ancora visibili (figura 22).
5.6) SERRAMENTI Hanno un ruolo molto importante nella definizione della tipologia estetica di qualsiasi forma di "architettura minore". Questa importanza è ancor più accentuata nella casa rurale campidanese che, per quanto è risaputo è molto sobria e senza alcun arricchimento estetico e formale. Sono tutti realizzati con tavole ben stagionate di legno massiccio, non molto lavorate,e cori essenze piuttosto resistenti e durature (noce, castagno, ecc.), attualmente molto costose, ma che prima erano facilmente reperibili nel mercatO sardo anche se non sempre nelle foreste viciniori (figura 24). Molto interessante è anche l'armamentario di chiusura tutto realizzato in ferro forgiato da fabbri ferrai locali che non disdegnavano alcune ricercatezze stilistiche (figure 23,25,29).
Spesso dal serramento sì riusciva a cogliere il livello economico della famiglia che abitava in una certa casa. Infatti un passo carrabile chiuso con una "ecca" (cancello in legno realizzato con stecche di ginepro o di olivastro) denotava che per, mezzo di esso si accedeva ad una casa di gente in condizioni economiche piuttosto misere. Al contrario un bel portone con doghe in legno pregiato e tanto di iniziali scolpite sulla chiave dell'arco de "su pottabi" , applicate in legno sullo stesso portone, facevano capire inequivocabilmente che per mezzo di esso si accedesse a "sa prazza" e alla casa di qualche persona in condizioni economiche piuttosto agiate.
 

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