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ASPETTI FORMALI DEI MATERIALI
DA COSTRUZIONE
NELLA CASA RURALE DEL CAMPIDANO DI CAGLIARI
di Paolo Lallai
7)
Su "Pottabi"
E' tra gli elementi compositivi più caratterizzanti di questa architettura;
riesce infatti a rispettare i rigidi canoni della statica pur conservando un
fascino non indifferente.
Questo termine dialettale sta ad indicare quella componente architettonica
costituita dalla porta carraia che da' accesso a "sa prazza" e dalla
relativa tettoia di copertura. E' senz'altro l'elemento della casa in ladiri
che ha subito le maggiori evoluzioni formali. (figura 27). Inizialmente
infatti esso consisteva nel semplice serramento avente il compito di
chiudere un’apertura di circa tre metri ricavata nella muratura di
recinzione de "sa prazza" (il cortile) (figura 4) allo scopo di consentire
l’accesso ad essa dei veicoli a trazione animale o dei branchi di bestiame.
Il serramento consisteva in un cancello realizzato con stecchi in legno
(detto "ecca") o in un vero e proprio portone realizzato con tavole e diviso
in due ante in una delle quali era ricavata un'anta minore che consentisse
il passaggio delle persone senza dover aprire le due ante maggiori.
Il movimento di rotazione dei due battenti del portone è ottenuto
inferiormente facendo più lunga e robusta la stecca di legno più vicina al
muro in modo tale che infiggendosi nel terreno possa fare perno;
superiormente grazie al fatto che detta asta, è inserita in un foro
circolare ricavato in una trave di legno incastrata alle due estremità dei
muri ("furriottu"). In tal modo si fa a meno di usare i cardini; ciò è molto
importante perché essi creerebbero delle sollecitazioni insopportabili per
una muratura in “ladiri". (figure 28 e 29).
La seconda fase evolutiva di "su pottabi” può essere individuata in una
apertura architravata (figura 12) o coronata da arco semi-circolare, in
ladiri (figure 30 e 31) coperta da tetto con orditura in legno e
incannucciata rivestito di coppi alla sarda.
Si tratta di una soluzione molto sobria senza modanature, senza chiave in
risalto e priva di ricercatezze stilistiche.
Per quanto riguarda il serramento vero e proprio vale quanto già detto per
"su pottabi" della prima fase; unica differenza funzionale: alle due ante
maggiori allo scopo di incernierarle nel terreno, fu applicato un perno in
ferro di adeguate dimensioni opportunamente inchiodato all'ossatura del
portale. L'ultima evoluzione, sia strutturale che formale, "su pottabi"
l'ebbe alla fine della prima guerra mondiale; infatti l’arrivo ad Uta e
Assemini di maestranze specializzate provenienti da Quartu S. Elena e
dintorni si manifestò subito con la fine dell'uso esclusivo del mattone
crudo per fare gli archi dei portali e con un notevole incremento dell'uso
per questo scopo di materiali ritenuti migliori quali mattoni cotti (figura
33), conci di basalto (figura 32) (detto in dialetto "pedra de Serrenti" o "pedra
de mola" in quanto materiale ideale per realizzare le mole per macinare
cereali) o addirittura conglomerato cementizio armato.
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