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ASPETTI FORMALI DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE
NELLA CASA RURALE DEL CAMPIDANO DI CAGLIARI
di Paolo Lallai
 

4) Preparazione del mattone in "ladiri"

I mesi ideali per la preparazione dei mattoni in ladiri erano quelli più caldi: giugno, luglio e agosto; il sole di questi mesi infatti garantiva un essiccamento ottimale del mattone eliminando il grave pericolo della sua fessurazione una volta in opera e quello non meno grave dell'odore di muffa dovuto all'umidità residua.
L'impasto veniva preparato in uno scavo effettuato entro il terreno in cui si doveva edificare lo stabile o in un'area attigua ad esso.
Il lavoro veniva iniziato nel pomeriggio impastando l'argilla bagnata abbondantemente con acqua ed aiutandosi con "sa marra" (la zappa); appena l'impasto cominciava ad essere sufficientemente pastoso, si versava su di esso un adeguato quantitativo di paglia di fieno e sempre servendosi de "sa marra" si cercava di rendere omogeneo il tutto.
Durante le ore notturne si lasciava lievitare l'impasto e si riprendeva la lavorazione il mattino seguente pigiando la massa pastosa con i piedi per alcune ore sino a che non veniva ritenuta pronta, per omogeneità e consistenza, per essere versata in "su sestu".
Nasceva così il mattone di "ladiri". Veniva lasciato esposto al sole per circa cinque giorni; gli veniva cambiata posizione per almeno altre cinque volte in modo tale che ognuna delle sue sei facce ricevesse direttamente, per altrettanti giorni, i raggi solari. Quindi dopo un periodo di essiccazione della durata minima di trenta giorni, veniva utilizzato per fare le murature.
E' il caso di fare una considerazione: se si esamina l'apporto che i pezzi di paglia, imprigionati entro la massa argillosa del mattone di "ladiri" conferiscono alla resistenza dell'intero mattone e se si tiene conto che questo aumento di resistenza è dovuto alla aderenza esistente tra paglia e argilla, ci si rende conto che gli inventori di questo mattone avevano scoperto il concetto base della teoria del conglomerato cementizio armato.
 

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