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ASSEMINI DI IERI E DI OGGI |
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Per gentile concessione di Antonio Mastinu |
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Capitolo 5 |
Tradizioni e folklore
La popolazione è gelosa custode di alcune
festività tradizionali di carattere religioso che si ripetono
annualmente a cura di appositi comitati. I Santi venerati dagli
asseminesi sono Pietro e Paolo, patroni del paese, San Giovanni
Battista, Santa Lucia e viene anche festeggiata la B.V. del
Carmine. Una tradizione che continua da secoli è la festa di
Sant'Andrea, la cui chiesetta è posta ai limiti del bivio
principale per Assemini, a pochi metri dall'iglesiente.
La chiesa diroccata e corrosa dal tempo
sino a poco tempo fa, in seguito alle vibrate proteste dei
cittadini, che hanno costretto le autorità a risanarla, è stata
restituita al culto dei fedeli. Da alcuni anni è stata
ripristinata la festa di San Cristoforo per iniziativa di un
gruppo di camionisti molto devoti al loro santo protettore.
Le tradizioni religiose rimarcano sotto
certo aspetti la realtà socio-economica della popolazione.
Sant'Andrea è il protettore dei pescatori. La particolare
devozione degli asseminesi nei confronti del Santo è
strettamente legata al tipo di economia basata sulla pesca che è
stata esercitata per secoli della popolazione del luogo. Il
movimento turistico non manca soprattutto durante il cosiddetto
"luglio asseminese" che prevede una serie di manifestazioni.
Per circa 15 giorni viene allestita una
mostra artigianale imperniata prevalentemente sulla ceramica,
alla quale partecipano quasi tutti gli stovigliai asseminesi. Un
diversivo certamente interessante è la rassegna internazionale
del folklore cui partecipano gruppi folk di diverse nazionalità,
con spettacoli popolari che consentono al vasto pubblico un
confronto culturale sulle tradizioni e costumi dei vari paesi.
Nello stesso periodo si svolge la
celebrazione dei matrimonio sardo tipico asseminese che prevede
l'incatenamento degli sposi. La cerimonia non è una finta
teatrale, bensì un vero rito religioso in quanto gli sposi
vengono scelti fra coloro che intendono seriamente unirsi in
matrimonio. Lo sposo in costume secondo l'usanza, appresa
mediante il misterioso ritrovamento di un manoscritto poi
altrettanto misteriosamente sparito, si reca a casa della
promessa sposa, da dove si dirige in testa al corteo verso la
chiesa.
Il sacerdote procede alla celebrazione
dell'antico rito, in un'atmosfera gaia riservata per le grandi
occasioni. Nella sagrestia, dietro l'altare, un coro accompagna
con canti religiosi in sardo le varie fasi della cerimonia. Dopo
il rito religioso gli sposi vengono incatenati ai polsi con una
catena dorata, simbolo della perennità del vincolo nuziale. Al
termine della cerimonia i testimoni accompagnano gli sposi a
casa dei genitori della novella sposa, dove la madre benedice la
coppia con l'acqua ed il grano.
Sul selciato in concomitanza con l'arrivo degli sposi viene
lanciato il tradizionale piatto colmo di grano, fiori, ecc.,
come auspicio di fertilità. Il matrimonio asseminese, così come
è stato concepito, si ricollega con la società agro-pastorale e
pre-cristiana, alla quale è stata data una colorazione
religiosa, secondo lo stile ecclesiastico usato nei periodi
relativi al passaggio dal paganesimo al cristianesimo.
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