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ASSEMINI DI IERI E DI OGGI |
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Per gentile concessione di Antonio Mastinu |
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Capitolo 6 |
La gastronomia "Sa panada"
Non ha torto chi afferma che attraverso la
gastronomia si può risalire alle caratteristiche culturali e
sociali dei popoli che si sono avvicendati sulla terra. Il
porchetto e l'agnello arrosto, cucinato con impeccabile maestria
nelle zone interne della Sardegna fanno intravedere, senza tema
di smentita, la tendenza pastorale di origine millenaria delle
popolazioni barbaricine.
La cucina ancora oggi rimane un punto
fermo per la difesa della identità di un popolo contro la quale
si accanisce il progresso, spesse volte caotico e disordinato,
che minaccia di cancellare testimonianze e tradizioni del
passato. Nella difesa di questi valori Assemini, popoloso centro
dell'hinterland cagliaritano, si è distinto in maniera
particolare.
Uno dei motivi del successo turistico
sempre crescente della città è senza ombra di dubbio la
singolare cucina locale. Nonostantel'insediamento nel vasto
territorio asseminese di gran parte delle industrie chimiche
della Sardegna meridionale e il conseguente flusso immigratorio
di persone provenienti da altre parti dell'Isola e della
penisola, le tradizioni più significative sono rimaste
inalterate.
Soprattutto nell'arte culinaria la
popolazione ha saputo tenere in piedi una delle pietanze più
antiche del mondo, risalente a periodi che si perdono nella
notte dei tempi. Assemini offre ai visitatori una singolare
cucina che ha una sua storia ed è direttamente collegata alla
società tipica asseminese, dedita alla pesca, alla pastorizia e
all'agricoltura.
"Sa panada" tale è il nome della squisita
pietanza locale, è un cibo un tempo ritenuto frugale che oggi è
diventato di lusso. Una specialità unica nel suo genere, basata
su una economia povera che riuscì a sopravvivere grazie
all'adozione di un sistema di sostentamento atto a sfruttare le
immense risorse ittiche e faunistiche. L'immenso stagno di Santa
Gilla, nel quale è stata esercitata per millenni la pesca, ha
influito notevolmente sull'ideazione e la realizzazione di
questo squisito piatto tipico asseminese.
"Sa panada", quella originale, come
confermano gli esperti, era stata concepita solo ed
esclusivamente per la cottura delle anguille che in grande
quantità venivano pescate nella vicina laguna. In seguito, col
passare degli anni, sono state introdotte delle varianti in
chiave moderna, per cui oggi è possibile gustare questa
specialità anche a base di carni e verdure.
"Sa panada" è costituita da un involucro
in pasta sfoglia a forma di pentola, in cui venivano e vengono
inserite le anguille o la carne. A prima vista sembrerebbe una
ricetta di facile realizzazione, ma non è così. Nella
preparazione occorre adottare alcuni accorgimenti per la
perfetta cottura sia del contenuto che dello stesso involucro di
pastasfoglia, tra l'altro commestibile e gustosa anche per i
palati più fini ed esigenti.
Per ottenere ottimi risultati è necessaria
una particolare e accurata lavorazione della pasta sfoglia. Una
discreta quantità di farina (a seconda della grandezza e della
quantità delle anguille o carni che si vogliono cucinare) con
acqua salata e strutto deve essere lavorata sino a raggiungere
una certa morbidezza e malleabilità. La forma deve essere
rotonda e lavorata col mattarello.
Dopo si deve lavorare in maniera tale da
far assumere alla sfoglia la forma di una pentola. Ottenuto
questo risultato è necessario inserire all'interno il contenuto
(anguille crude o carne di agnello, di capra ecc.), accompagnato
dagli ingredienti aromatici (prezzemolo, aglio e pomodori
secchi).
Alla fine si deve aggiungere un bicchiere
di olio di oliva crudo. La pentola va poi chiusa ermeticamente
con un coperchio sempre in pasta sfoglia, più sottile della
prima, come una pentola a pressione, priva però di qualsiasi
contatto della parte interna con l'aria esterna. "Sa panada" va
adagiata quindi su una teglia di alluminio per essere subito
dopo messa dentro il forno.
Tempo di cottura con una temperatura di
150 gradi: 30 minuti per le anguille, un'ora e trenta per la
carne di agnello o di maiale, due ore per la carne di capra.
Poco prima della fine della cottura è necessaria una diminuzione
progressiva della temperatura del forno.
La fama del piatto asseminese è dovuta
soprattutto alla propaganda continua e capillare fatta dagli
operatori del settore. Alcuni ristoranti hanno saputo utilizzare
la ricetta tramandata per secoli da generazione in generazione e
tenuta gelosamente custodita dalle famiglie del luogo.
In questo senso gli operatori interessati
sono riusciti a tenere viva una delle tradizioni più genuine ed
accattivanti del grosso centro campidanese, nonché a farne un
fatto commerciale sicuramente vantaggioso per l'economia locale.
"Sa panada" è una pietanza che non necessita di essere consumata
solo ed esclusivamente nei tavoli dei ristoranti bensì, (come le
pizze) può essere ordinata e consumata a casa.
In
tutto l'arco dell'anno, soprattutto nella stagione alta, si
registrano, nei ristoranti numerose ordinazioni provenienti
persino dalla penisola. "Una consistente quantità - racconta il
titolare di una trattoria - è stata inviata ai vescovi impegnati
a Roma in una conferenza". Un segno positivo del crescente
successo di una specialità fra le più antiche della terra.
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