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Le origini dello sport e del giornalismo sportivo in Sardegna
di Roberto Mattana
Attenzione a Cagliari arrivano i velocipedi…

Cagliari, 3 ottobre 1869, si legge nel giornale locale “La Sardegna”: “il velocipede ha fatto la sua comparsa anche fra noi in uno di questi passati giorni. Un signore se ne serviva per percorrere la passeggiata di Buon Cammino. E la nostra città, attesa la sua giacitura, si presta poco all’uso di questi veicoli, non mancano però i luoghi dov’esso potrebbe adoperarsi dagli amatori. Lo stradone di Bonaria per esempio fino allo stabilimento di San Bartolomeo sarebbe un campo adattissimo alle evoluzioni”. Il velocipede visto a Buon Cammino è un aggeggio veramente curioso: costa di due ruote (quella anteriore molto grande e l’altra piccola), lo sterzo e i pedali. Seduto sul sellino che si trova tra le due ruote, il conducente, pedalando, imprime al mezzo la forza motrice necessaria per muoversi. Un trabiccolo pericoloso, data la scarsa manovrabilità, e sul quale è difficile salire, in genere ci si serve di una scaletta. Il mezzo, chiamato michudine, era stato messo a punto, dai francesi Erneste e Pierre Michaux. Da quel 3 ottobre altri velocipedi arriveranno in città, ad ordinarli sono giovani rampolli di famiglie doviziose. Il fenomeno si sviluppa ma la stampa del tempo mostra di non avvedersene. Per molti anni il quotidiano cittadino “L’Avvenire di Sardegna” lo ignora totalmente, forse pensando che i velocipedi resteranno sempre appannaggio di una ristrettissima categoria. Per scovare un’altra notizia sui velocipedi bisogna aspettare vari anni: un giovanotto inglese, che abita in Sa Passillara (l’odierno corso Vittorio Emanuele), percorre nei due sensi il tratto dalla sua casa al ponte della Scaffa. Poi, ancora il silenzio assoluto. Eppure, i velocipedi qualche guaio lo provocano: le loro evoluzioni mettono spesso a repentaglio la sicurezza della gente. “L’Avvenire di Sardegna” non può più tacere, e nel numero del 22 settembre 1883, compare questo trafiletto: “il velocipedismo è un’esercitazione molto igienica che vediamo di buon grado introdursi anche nella nostra città. Non ci pare, però, conveniente che i velocipedisti invadano i viali dei pubblici passaggi frequentati dai pedoni”. Vi era oramai la necessità di una gara che permettesse di stabilire una gerarchia fra i velocipedisti dell’epoca. Dato il prezzo salatissimo dell’attrezzo erano pochi i fortunati che potevano permettersi di possederne uno. Nel capoluogo erano sei in tutto, e questi sei il 6 maggio 1886 diedero vita “a una gara di nuovo genere non ancora vista a Cagliari, la corsa dei velocipedi”. Il ciclismo aveva così fatto il suo ingresso ufficiale nell’isola. La competizione, organizzata per la sagra di Sant’Efisio, si svolse sul percorso via Roma-San Bartolomeo e ad aggiudicarsi il primo premio di cento lire fu il “signor Chaillon”. “L’Avvenire di Sardegna” ci dà una cronaca abbastanza dettaglia vengono citati i partecipanti, la classifica finale e i momenti più emozionanti della corsa. Si può leggere infatti: “i concorrenti erano sei, partiti assieme non tardavano a manifestarsi le attitudini di ciascuno. Il signor Masala acquistava terreno ma nel viale di Bonaria fu raggiunto da due competitori il signor Chaillon e il Dessi . Lo Chaillon passo e arrivo primo, il Dessi secondo e il Masala terzo”. La gara ebbe anche una sua coda polemica: il sig. Masala, si lamentava del fatto che lo Chaillon gli fosse passato avanti, dopo averlo fatto sostare chiamandolo, e convinto dello sua forza gli proponeva una sfida di resistenza sul percorso Cagliari-Iglesias. La sfida è fissata per il giorno nove. I due partono dalla stazione delle ferrovie alle sette del mattino. E anche stavolta Chaillon sembrava sul punto di prevalere, ma all’uscita di Domusnovas un carro trainato da tre cavalli lo costringeva a rallentare favorendo il recupero dell’avversario. I due concorrenti decidevano poi di proseguire la gara insieme giungendo appaiati a Iglesias. Nella città mineraria Masala e Chaillon si riconciliano e rientrano a Cagliari…in treno. L’era dei velocipedi sta oramai per concludersi. All’orizzonte c’è la bicicletta che ne rappresenta una naturale evoluzione. Il velocipede ha oramai, un agguerrito concorrente che in breve tempo lo soppianterà del tutto. Agile, sicura e, soprattutto, veloce, la bicicletta conquista rapidamente la simpatia degli utenti. Con essa tanti pionieri del ciclismo si cimentarono presto in imprese spericolate. Ma questa è un’altra storia…

 

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