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Le origini dello sport e del
giornalismo sportivo in Sardegna La stampa sportiva ha logicamente mosso i primi passi sulla scia delle polemiche e discussioni suscitate da quel complesso di attività fisiche che alla fine del 1700 gli inglesi avevano condensato nel termine di sport. In Sardegna la storia dello sport in senso moderno, in forme quindi organizzate e pubbliche e non come una semplice trasposizione dell’agonismo popolare, ha inizio nella seconda metà dell’ottocento. E pure scontando il ritardo che anche altre manifestazioni della vita associata isolana dovettero registrare, soprattutto nei primi anni di vita all’interno dello stato unitario nazionale, ha visto il prevalere di tempo in tempo, di specialità che si affermavano nello stesso modo e con la stessa successione con cui si diffondevano nella penisola. Nella prima fase, che si può far arrivare sino al 1902, l’anno in cui a Cagliari nella piazza d’Armi si disputa quella che “L’Unione Sarda” definì come la prima gara di football in Sardegna, dominano soprattutto le discipline che comportano il maneggio delle armi, la ginnastica e il canottaggio. Ispirate sia dalle guerre risorgimentali appena concluse sia dalla stessa posizione geografica della Sardegna. La seconda fase che corrisponde grosso modo ai primi dieci anni del novecento è vede la diffusione e l’apparizione degli sport più popolari. Ciclismo calcio e atletica in primo luogo. Col tempo saranno queste ultime attività ad imporsi proprie dell’epoca giolittiana caratterizzata da un maggior grado di liberta e democrazia. Nell’isola però la diffusione del fenomeno sport non coincide così come è accaduto nella penisola con la nascita e la diffusione di una stampa specializzata. Il mio lavoro oltre a descrivere la storia delle varie discipline che hanno caratterizzato lo sport isolano nei suoi primi cinquant’anni di vita, nasce proprio dalla curiosità di analizzare questa peculiarità del giornalismo sardo. Già alla fine del secolo vari quotidiani nazionali sponsorizzavano numerose manifestazioni sportive, e dedicavano uno spazio appositamente riservato alle loro cronache. Inoltre specie nelle regioni del nord era altissimo il numero di fogli specializzati. In Sardegna niente di tutto ciò, pur registrandosi subito dopo l’unificazione la comparsa di numerosissimi fogli locali, nessuno di essi prestava particolare attenzione agli avvenimenti sportivi. E scorrendo le cronache di città e dell’isola di quel periodo sono addirittura incappato in frasi del tipo “tutto lo sport sardo si riduceva a un po’ di caccia grossa, un po’ di canottaggio e alle antipatiche corse dei berberi”. Le cronache sportive, generalmente succinte e anonime, trovavano collocazione nei giornali dell’epoca nella pagina riservata alla cronaca cittadina. Solo in qualche occasione, nelle prime edizioni del campionato sardo di ciclismo nei campionati sardi del 1909 e in occasione delle imprese dell’Amsicora ad esempio, veniva dato un certo risalto, talvolta anche in prima pagina. Con dovizia di particolari, non sempre aderenti alla realtà. In Sardegna era inoltre assente la figura del giornalista sportivo specializzato già presente in ambito nazionale e al moltiplicarsi delle manifestazioni sportive di inizio novecento non fece riscontro la nascita e la diffusione di riviste specializzate. Si può con certezza affermare che il giornalismo sportivo, almeno per quanto riguarda la nostra isola, era nel periodo a cavallo tra i due secoli un giornalismo alquanto anomalo. Nonostante questo è stato possibile effettuare un esame dell’informazione sportiva sarda tra 800 e 900. Nel mio lavoro ho seguito due linee di analisi: quella dell’evoluzione sia quantitativa che qualitativa delle notizie sportive nei quotidiani del tempo e quella concernente la presenza nell’isola delle due uniche riviste in un certo senso specializzate. Nel periodo che va dall’unità d’Italia alla vigilia del primo conflitto mondiale si possono a mio avviso riscontrare quattro differenti fasi caratterizzanti l’evoluzione dell’informazione sportiva nei quotidiani sardi. Una prima fase che grosso modo si può far corrispondere al primo ventennio post unitario è quella che ho definito della propaganda sportiva. Un esempio può forse chiarire meglio l’uso di questo termine. Questa è la prima pagina de la “Gazzetta Popolare” del 17 Giugno 1862, un giornale comparso a Cagliari nel 1850, si può notare un articolo titolato “Tiro a Segno”, l’articolo tra i primi trattanti un argomento sportivo apparsi su un quotidiano sardo, non ci dà notizia di una manifestazione, né descrive una gara. È semplicemente una circolare di propaganda del presidente del comitato esecutivo del Tiro a Segno Nazionale, riservata ai sindaci dei vari comuni italiani, in cui si dava notizia che “la pratica del Tiro a Segno dall’11 Agosto 1862 avrà una legge nazionale” e “che bisognava favorire con tutti i mezzi questa patriotica istituzione. Veniva in tal modo realizzata la volontà di Giuseppe Garibaldi, leader storico di questa disciplina. Idea appoggiata dalla stessa “Gazzetta” che non esitò in quella occasione a dare ampio risalto alla notizia. La diffusione della pratica del tiro a segno e delle altre attività paramilitari, rientrava nel contesto di una politica, attuata dal neo nato governo italiano tendente a consolidare la presenza delle istituzioni governative. Lo sport veniva in pratica strumentalizzato ai fini che risultavano prioritari per l’interesse dello stato. La Sardegna non rimase estranea a questa politica, e negli stessi quotidiani sardi, in questa prima fase, trovavano spazio solo notizie che propagandavano le attività legate alle discipline nazionali: tiro a segno, ginnastica e scherma in primo luogo. La diffusione poi di sport più popolari come il ciclismo, l’atletica e il calcio, porterà un cambiamento nella qualità delle notizie. Nei quotidiani del tempo, troveranno spazio ad esempio, i risultati delle corse podistiche e ciclistiche e le cronache dei primi incontri di football. Non più quindi solamente articoli di propaganda, ma anche pezzi di vera e propria cronaca sportiva. Tra gli articoli più significativi di questa seconda fase, vi è certamente quello concernente “la prima gara di football in Sardegna”, che trova spazio nel numero de “L’Unione Sarda” del 28 Aprile 1902. L’evento ebbe un grande risalto sulla stampa isolana del tempo, e favori il rapido diffondersi di questo sport in ambito regionale. L’affermarsi poi in campo regionale e soprattutto nazionale della società ginnastica Amsicora, porta nuova linfa alle trattazioni sportive. È grazie ai successi del sodalizio cagliaritano che lo sport trova maggiore risalto sui quotidiani sardi. Di questa nuova fase sono caratteristici i titoli a più colonne che i giornali dedicavano alle imprese dei ginnasti sardi. In questo caso ad esempio, in occasione del concorso ginnico di Torino, che vede la partecipazione di 5 società sarde, L’Amsicora e l’Arborea di Cagliari, la Torres di Sassari la Iolao di Iglesias e la Tharros di Oristano “L’Unione Sarda” invia un proprio corrispondente e dedica all’avvenimento ampio spazio in prima pagina e nelle cronache locali. Per concludere, si può individuare un’ultima fase di sviluppo della cronaca sportiva in Sardegna, negli anni immediatamente precedenti il primo conflitto mondiale. La data cruciale è il 1912, anno in cui a Stoccolma si svolge la V° Olimpiade dell’età moderna. Per l’occasione “L’Unione Sarda”, inaugura la testatina “Gli Sports”. Da questo momento in poi nella storia del giornalismo sardo le notizie sportive non sono più relegate nella pagina riservata alla cronaca cittadina ma hanno uno spazio tutto loro. Il secondo tipo di analisi effettuata concerne l’esistenza nell’isola, di una stampa periodica specializzata. Si può considerare “Il Bollettino del Club Alpino Sardo” come la prima pubblicazione sportiva comparsa in Sardegna. Stampato con cadenza trimestrale dal 1893 al 1897 fu l’organo della sezione del Club Alpino Italiano formatasi a Cagliari nel 1883. Nel Bollettino comparivano i resoconti delle escursioni e delle gite compiute dai soci nelle montagne sarde. Dobbiamo comunque tener presente che l’alpinismo non era allora da considerarsi un’attività sportiva, e che quel Bollettino , riservato solo ai soci del club non trattava altre discipline. Bisognerà attendere il 1907 per vedere nascere una rivista tutta sportiva,. In quell’anno inizia le pubblicazioni il “Bollettino Ufficiale della Società Ginnastica Amsicora e del comitato provinciale dell’istituto nazionale per l’incremento dell’educazione fisica in Italia”, questo il nome per esteso della pubblicazione. Il numero d’avvio è del luglio 1907, ha cadenza bimensile e viene dato in abbonamento al prezzo di una lira. Direttore è il geometra Antonio Bignami un socio dell’Amsicora a cui è affidata la conduzione tecnica. È un periodico ricco soprattutto ricco soprattutto di articoli di natura tecnica e di dissertazioni sulle diverse discipline dove trovano logicamente risalto le imprese dell’Amsicora. Terminerà le sue pubblicazioni nel giugno del 1912, quanto l’Amsicora, per motivi economici non è più in grado di sostenerne l’onere. Nel mio lavoro ho dedicato uno spazio apposito alla storia della Società Ginnastica Amsicora, poiché è stato determinante il ruolo che il sodalizio cagliaritano ha avuto nella diffusione dello sport in Sardegna tra ottocento e novecento. Come idea la Società nasce nel retrobottega della macelleria Olla, in via Cavour nella primavera del 1897. I promotori non pensarono minimamente alla costituzione di una società che avrebbe poi avuto una vita centenaria. Pensarono invece di trovare un locale dove sistemare qualche attrezzo e dar sfogo in qualche modo alla passione per la ginnastica. Primo presidente fu il comendator Raffaele Garzia Negli anni della sua presidenza la società si adoperò fattivamente per inserirsi a tutti i livelli nella vita sociale cagliaritana. Ma fu sotto la presidenza di Guido Costa, un ligure trapiantato a Cagliari dove si occupa di commercio all’ingrosso, che si ebbero quelle innovazioni e quegli sviluppi che segnarono un’epoca, i primi dieci anni del novecento, consegnata alla storia dello sport sardo sotto il segno dell’Amsicora. Con Guido Costa la società si stabilisce in una vasta area nel viale Bonaria, tra il tratto terminale dell’attuale via Nuoro e la sede Rai. In questo spazio tra il 1903 e il 1904 sorgerà il primo impianto sportivo polifunzionale. La struttura è composta dalla sede della società da una palestra coperta e uno spazio all’aperto per poter svolgere gli esercizi ginnici e da un velodromo con al centro un campo di calcio regolamentare. L’impianto si rivelerà determinante per il lancio definitivo di alcune discipline, la ginnastica anzitutto, ma anche il calcio l’atletica e il ciclismo. Lo stadium di viale bonaria, quindi, l’avvento di discipline destinate a divenire popolari come l’atletica e il calcio, l’inserimento della Sardegna nel contesto sportivo nazionale e internazionale, la pubblicazione del bollettino della società, unica rivista specializzata in Sardegna, come abbiamo visto sono altrettanti titoli di merito da ascrivere alla società cagliaritana e al suo presidente Guido Costa. L’effetto Amsicora non dura però a lungo Nei primi anni dieci si registra una attenuazione molto vicina alla scomparsa definitiva. È il 1912 l’anno cruciale, proprio mentre ci si preparava a festeggiare i fasti olimpici del ginnasta Francesco Loi, medaglia d’oro ai giochi di Stoccolma, arriva il classico fulmine a ciel sereno, lo sfratto della società dal campo di viale bonaria. Un brutto colpo non solo per l’Amsicora ma per tutto il movimento sportivo isolano, cui veniva a mancare l’unico impianto in grado ospitare manifestazioni a un certo livello. La vittoria di Francesco Loi chiude in pratica il periodo d’oro della Società Ginnastica Amsicora,molti suoi atleti parteciparono alla prima guerra mondiale, il reclutamento delle forze militari aveva infatti coinvolto la maggior parte dei giovani appartenenti alle società sportive.
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