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Le origini dello sport e del
giornalismo sportivo in Sardegna Anche nello sport, come negli altri ambiti della vita associata, la donna ha dovuto faticare non poco per giungere ad una uguaglianza completa. Pregiudizi e critiche accompagnarono gli esordi del gentil sesso in un movimento, quello sportivo appunto, ritenuto sin dalle sue origini appannaggio esclusivo dell’uomo. In Sardegna, la prima apparizione femminile nello sport fu addirittura traumatica. Siamo nel 1904, ad Ozieri, “La Nuova Sardegna” del primo giugno ci dà notizia “dell’inaugurazione di una sezione femminile all’interno della Società Ginnastica Ozieri”, ma più in là precisa: “pare però che questa moderna istituzione non goda delle simpatie del partito nero” la chiesa evidentemente, “infatti sin dall’inizio della sua costituzione con i soliti mezzi obliqui si è tentato di sconsigliare i genitori di iscrivere come socie le loro bambine preannunciando espressioni sconvenienti all’indirizzo della società” E così visti i presupposti “l’esibizione di alcune ginnaste” durante l’intervallo di un incontro di calcio tra la squadra di casa e la Josto di Sassari trovò consensi tutt’altro che unanimi. Diciamo meglio che essa scatena ancora un’infinità di polemiche tanto che i promotori dell’iniziativa sono costretti a fare marcia indietro. “Il cammino da percorrere è ancora lungo”, così scrive un socio dell’Amsicora nel “Bollettino Ufficiale”, “forse”, continua, “sarebbe meglio che i sardi scotendo l’apatia e l’ignavia nella quale lunghi secoli di dominio spagnolo li tenne avvinti s’incaminassero veloci sulla strada del progresso” e “La Nuova” ammonisce severamente: “bisogna sfatare il pregiudizio che l’educazione fisica sia fine esclusivo dei maschi”. Sarà grazie all’Amsicora, che l’attività femminile farà il suo ingresso ufficiale nel movimento sportivo isolano facendo cadere tutti i pregiudizi che ne avevano accompagnato gli esordi.Nel 1906, infatti, il sodalizio di viale Bonaria crea la sezione femminile affidandone la guida tecnica al socio Luigi Caldanzano. Le antesignane sono Caterina Honnorat, Maria Monelli, Ada Gessa, Raimonda Villasanta, Giulia Valdes, Lina e Ginetta Ferraris, Annunziata Atzori. Saranno le componenti della squadra femminile di ginnastica artistica che parteciperà al concorso nazionale di Venezia del 1907. L’ingresso delle donne, quindi si era avuto anche nella attività agonistica (anche se limitatamente alla ginnastica), ma in campo regionale le amsicorine non avevano poi così tante rivali con cui scontrarsi. Lamenta, infatti, sempre il “Bollettino” della società; “quante società ginnastiche in Sardegna si dedicano all’educazione delle donne? A nostra saputa solo l’Amsicora e la Jolao di Iglesias hanno una squadra femminile. Esistono in Sardegna altre società ginnastiche femminili come vi sono in Alta Italia? Pensiamo proprio di no”. Seppur poche però le atlete isolane erano impazienti di partecipare a competizioni che potessero in un qualche modo definirne una gerarchia. L’occasione è data dall’edizione oristanese dei campionati sardi, quella del 1910. Sarà Annunziata Atzori a laurearsi prima campionessa sarda in una competizione caratterizzata dalla massiccia presenza di ginnaste dell’Amsicora. A parte quella gara non abbiamo altre notizie di eventi agonistici che hanno visto la presenza del gentil sesso. Una esibizione delle ginnaste dell’Amsicora nei campionati sardi del 1909, caratterizzata “dalla precisione negli esercizi che da sempre le contraddistingue. ”Sappiamo, anche, di una sezione femminile nella Società Ginnastica Olbia, di due ragazze facenti parte la sezione ciclistica della Torres che, però, si guardavano bene dal prendere parte alle gare di dame dell’alta borghesia cagliaritana che in “ghingheri” giocavano a tennis nel campo di villa Asquer (la viale Ciusa di oggi). Un campo quello per pochi intimi, nessuna attività agonistica, solo un passatempo. .Pur con una attività femminile così ridotta, dal giorno dell’infelice esibizione di Ozieri, erano stati fatti passi da gigante, e già negli anni precedenti la prima guerra mondiale possiamo dire con certezza che l’emancipazione della donna nello sport sardo era completa. Guardate cosa scrive, in prima pagina, il corrispondente de “L’Unione Sarda” dal concorso ginnastico di Torino del 1911; “E più belle, più fresche e commoventi erano fra tutte le squadre femminili. Oh! Leggiadre fanciulle, più armoniose di una melodia di Sarasate, più dolci di un liquore d’oro delle isole, più fresche di una cesta di rose appena colte, io ho ancora negli occhi il ritmo delle vostre anche, la fine e lussuosa eleganza della vostra bellezza nuova, io ho ancora negli occhi la luce del vostro sguardo, io ho ancora negli occhi l’armonia delle vostre membra che esclude ogni forma goffa, ogni atteggiamento grottesco ogni linea che non ha immagine di una vita giovanile e forte”. Il dado era ormai tratto.
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