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Le origini dello sport e del giornalismo sportivo in Sardegna
di Roberto Mattana
Lo sport e l'informazione in Sardegna tra 800 e 900

Introduzione

La storia dello sport in senso moderno, in forme, quindi, organizzate e pubbliche e non come una semplice trasposizione dell’agonismo popolare praticato da tutte le società tradizionali, ha inizio in Sardegna nella seconda metà dell’ottocento. Pure scontando il ritardo che anche altre manifestazioni della vita associata isolana dovettero registrare, in particolare nei primi anni di vita della Sardegna all’interno dello Stato unitario nazionale, ha visto il prevalere, di tempo in tempo, di specialità che si affermavano nell’Isola nello stesso modo e con la stessa successione con cui si diffondevano nella Penisola. Il tiro a segno, la ginnastica, il canottaggio, la scherma, il ciclismo, il calcio, l’atletica e gli sport del motore hanno segnato due diverse fasi di sviluppo del fenomeno sportivo in Sardegna. Nella prima fase che si può fare arrivare sino al 1902, l’anno in cui si disputa a Cagliari quella che “L’Unione Sarda” chiama la “la prima gara di foot-ball in Sardegna”, dominano soprattutto le discipline che comportano il maneggio delle armi, la ginnastica e il canottaggio. Ispirate sia dalle guerre risorgimentali appena concluse sia dalla stessa posizione geografica della Sardegna. La seconda fase, che corrisponde grosso modo ai primi dieci anni del novecento, è caratterizzata dall’apparizione di nuovi sport: ciclismo, automobilismo, atletica e calcio. L’automobile e la bicicletta sono strumenti efficacissimi di questo secondo periodo; accolti inizialmente con diffidenza dai tranquilli abitanti sardi, ben presto si diffonderanno in tutti gli strati della popolazione modificandone le abitudini. Anche in Sardegna si registra, quindi, un’iniziale prevalenza delle attività legate allo sport ufficiale, attività paramilitari e ginnastica in primo luogo, nelle quali lo stato vedeva un motivo di rafforzamento dell’identità nazionale e di preparazione militare. Tuttavia col tempo a imporsi saranno quelle attività più popolari come il ciclismo, l’atletica e il calcio proprie di una pratica e di un’epoca (quella giolittiana) caratterizzata da un maggiore grado di libertà e democrazia. Sono le popolazioni urbane più predisposte ad accettare le influenze che giungono dalla penisola e, anche nello sport, sono più propense a recepirle. Le prime società sportive nascono infatti a Cagliari, a Sassari e nel Sulcis dove si sono avuti i primi moti operai e il sorgere di alcune forme di sindacalismo. La pratica sportiva rimane, però, almeno per quasi tutto l’ottocento un fatto elitario, ad essa si applicò inizialmente la casta militare o i rappresentanti dell’alta borghesia cittadina. Sarà la comparsa degli sport popolari, ciclismo e calcio fra tutti, a fare scomparire questa tendenza, man mano che la loro pratica si veniva diffondendo e dalle città raggiungeva i centri periferici. Nell’isola, però, lo sviluppo del fenomeno sport non coincide, così come è accaduto nella penisola, con la nascita e la diffusione di una stampa specializzata. “Sport e informazione tra ottocento e novecento” nasce proprio dalla curiosità di analizzare questa peculiarità del giornalismo sardo. Già alla fine dell’ottocento, i due più importanti quotidiani nazionali; “Il Corriere della Sera” e “Il Secolo” sponsorizzavano numerose corse ciclistiche e ne davano notizia in uno spazio appositamente riservato. Ma non solo, nel 1896 nasceva “La Gazzetta dello Sport”; il primo quotidiano sportivo italiano. E bisogna anche tener conto che già prima di quella data era altissimo il numero di fogli specializzati presenti nella penisola. In Sardegna niente di tutto ciò. Pur registrandosi, subito dopo l’unificazione, la presenza di numerosissimi fogli locali, alcuni ancora in vita, altri che duravano alcune settimane, se non un giorno. Nessuno di questi prestava particolare attenzione agli avvenimenti sportivi e li relegava nella pagina riservata alla cronaca cittadina. Solamente più tardi, con la nascita nel 1889 de “L’Unione Sarda” si avrà un cambiamento in questo senso. Grazie a Marcello Vinelli, primo direttore del quotidiano e appassionato uomo di sport, (sarà anche presidente della Società Ginnastica Arborea) viene data un’attenzione maggiore alle notizie sportive. Con il suo successore, Ascanio Fortis, sarà addirittura creato uno spazio apposito denominato “Gli Sports”. Ma siamo già negli anni immediatamente precedenti la Grande Guerra. Non è stato facile, pertanto, ricostruire singolarmente le vicende e la storia di quelle attività che hanno caratterizzato lo sport sardo a cavallo di due secoli. Specialmente nei primi venti anni, la cronaca sportiva era, per così dire, una illustre sconosciuta e le notizie, nella maggior parte delle volte anonime, comparivano nei quotidiani esclusivamente per propagandare quelle attività che abbiamo definito ufficiali. Ci siamo anche chiesti, dando risposta negativa, se in Sardegna si fosse sviluppato un giornalismo sportivo specializzato con gli stessi canoni con cui si è sviluppato nella penisola. Premettendo la totale assenza di una bibliografia in materia, le uniche conclusioni che abbiamo potuto fare a riguardo sono state il mettere in evidenza una crescita sia qualitativa che quantitativa della notizia sportiva nei quotidiani isolani e la presenza di un solo periodico specializzato: “Il Bollettino della Società Ginnastica Amsicora”. Quella pubblicazione è da considerarsi come l’unica rivista sportiva sarda del periodo. Anche se non era redatta da giornalisti specializzati, ma dagli stessi soci della società, in essa venivano trattate con dovizia di particolari tutte le discipline sportive dell’epoca e naturalmente le imprese dell’Amsicora. Data la scarsa bibliografia riguardante l’argomento, è attraverso l’analisi dei quotidiani sardi che abbiamo ricostruito le vicende di quei pionieri dello sport moderno. Alla loro opera va ascritto il merito di aver posto le basi di gran parte dello sport sardo d’oggi. Nell’ isola non esistevano impianti, e le attrezzature erano molto rudimentali: tuttavia non mancava la fiducia nelle prospettive educative di queste nuove attività, come dimostrano i discorsi celebrativi e i resoconti giornalistici dell’epoca. Questo sport povero, fatto di molta passione e pochi mezzi ha suscitato in me una grande ammirazione. Ripercorrendo le sue vicende si vedono anche crescere e modificare le abitudini della società isolane; si pensi a quei cagliaritani, che nelle vecchie “Feste di Maggio”, hanno visto sostituite le tradizionali corse a cavallo da una “gara per velocipedi”. O a coloro che, passeggiando tranquillamente sul Terrapieno, correvano il rischio di venire colpiti dai tiratori dell’epoca. Noto con piacere, che due società tra le tante citate in questo lavoro, siano ancora in vita ed abbiano raggiunto oramai un’attività secolare. Mi riferisco alla “Società Canottieri Ichnusa” nata nel 1891 e alla “Società Ginnastica Amsicora” fondata nel 1897. È anche grazie ai “Canottieri Sardi” che Cagliari inizia a essere considerata una città marittima, e a porsi come guida del bacino mediterraneo. Mi piace anche ricordare lo stretto legame che essi avevano con il Re d’Italia; loro socio onorario. Ed è denso di significati, a mio parere, notare come l’anno di fondazione dell’ “Amsicora”, è lo stesso in cui veniva pubblicato il saggio del Niceforo: “La delinquenza in Sardegna”. Il sardo era un “un delinquente nato” e quindi geneticamente predisposto al comportamento criminoso. Teorie che non potevano non offendere la sensibilità regionale e che furono smentite anche dagli stessi successi del sodalizio dell’allora presidente Guido Costa. Grazie a quei trionfi, sia in campo nazionale che internazionale, il nome della Sardegna salì alla ribalta delle cronache nazionali non solo per il fenomeno del banditismo.

 

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