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Le origini dello sport e del
giornalismo sportivo in Sardegna Annunzia melanconicamente “La Nuova Sardegna” il 24 novembre 1901: “ ci si scrive da Bonorva , l’automobile che secondo avventate notizie doveva qui venire sabato scorso deluse la grande aspettativa di alcuni curiosi che per parecchie ore stazionarono in via San Giovanni per godersi …l’entrata trionfante. A circa un chilometro dal paese l’automobile in una svolta della strada, scartò e non fu più possibile farlo funzionare, si aspetta per ripararlo un operaio dal continente”. L’automobile “in panne” era quella del signor Gerino Bruciapaglia un tipo un po’ bizzarro con un sogno nel cassetto: compiere in auto la traversata Sassari-Cagliari. Quel piccolo inconveniente non poteva certo scoraggiarlo e allora via al secondo tentativo ben documentato sempre da “La Nuova”: “oggi alle 8 partirono alla volta di Cagliari lo chauffeur Gerino Bruciapaglia e il signor Massimo per proseguire il viaggio interrotto parecchi giorni fa. Avantieri la macchina venne smontata e si scopri che il guasto era lievissimo e in breve tempo si potè ripartire. Alla partenza assiste molta folla desiderosa di vedere per la prima volta un automobile in movimento”. Qualche giorno dopo “L’Unione Sarda” con tono mesto dà notizia del fallimento di questo secondo tentativo: “l’automobile condotto dal signor Bruciapaglia, stante il cattivissimo stato delle strade e le continue piogge, si è fermato a Macomer. Arriverà fra pochi giorni…in treno”. Le imprese del signor Gerino Bruciapaglia aprono anche in Sardegna il capitolo dell’automobilismo. Il nostro eroe riuscirà comunque a concretizzare il suo sogno di raggiungere Cagliari in automobile; il 23 aprile 1902 la sua macchina, una Dijon Buton, francese, forza cinque cavalli capace di far registrare 35 chilometri all’ora fa il suo ingresso in città, attesa da una folla enorme attratta dall’incredibile notizia che una “carrozza senz’e quaddu” percorrerà la via Roma in poco tempo e senza trazione animale. Dopo la vettura del Bruciapaglia a Cagliari ne compare una seconda nel 1903. Si tratta di una “Vermorel a cinque posti capace di raggiungere i quaranta chilometri orari”, scrive il cronista de “L’Unione”, “di proprietà di Efisio Manunza di Sestu che l’ha vinta come premio per l’abbonamento ad una rivista”. Recatosi al porto per ritirare il premio dovette affrontare il problema del trasferimento della vettura in paese e visto che a Cagliari non c’era nessuno in grado di guidarla risolvette la grana usando due buoi che la trascinarono dalla banchina al cortile di casa. Per vedere ancora un’altra macchina nella nostra isola bisognerà attendere il 30 aprile 1904, quando l’Isotta Fraschini del direttore generale del Touring Club Italiano commendatore Federico Johnson giunge a Cagliari, nell’ambito di un viaggio in Sardegna iniziato quattro giorni prima e che si concluderà il 16 maggio successivo. Il commendator Johnson giunse in Sardegna per partecipare a un convegno turistico, conoscere l’isola e soprattutto, dimostrare ai sardi la praticità dell’automobile, specie in una regione come la nostra poco popolata e dove i centri abitati distano spesso molti chilometri l’uno da l’altro. La venuta del direttore generale del Touring assume il tono dell’evento storico e tutta la Sardegna si mobilita. Dopo essere sbarcato a Golfo Aranci dal piroscafo “Candia” con la sua automobile tocca, Terranova, Tempio, Palau, La Maddalena, Sassari, Alghero, Bosa, Oristano, Sanluri, Elmas, infine, si forma un corteo che poi sfilerà per Cagliari. Si legge ne “L’Unione Sarda”: “il corteo che dovrà sfilare due volte nella via Roma sarà formato da motociclette, squadra ciclistica dell’Amsicora, squadra ciclistica dell’Arborea, ciclisti vari, militari e sottufficiali”. L’entusiasmo contagia anche i cronisti de “La Nuova Sardegna”, che commentando l’arrivo dell’Isotta Fraschini a Sassari avevano scritto “e così l’automobile, il terribile mostro che miete vittime cento a cento, ha fatto il suo ingresso trionfale a Sassari, sfatando la lugubre leggenda di cui veniva circondato fra noi, e con l’automobile corre tutta l’isola. Johnson, l’infaticabile agitatore di ogni idea pratica e buona, ci ha fatto per un momento sognare: un bel sogno che subito svanito, ci fa purtroppo meditare sulla nostra arretrata condizione sociale”. Infatti, partito Johnson, nessuno mostra di ricordarsi dell’automobile. Mentre l’industria italiana è all’avanguardia nel settore, da noi la trazione animale domina ancora la scena. Al cavallo motore continua a preferirsi il quadrupede con lo zoccolo. Di corse automobilistiche quindi nel primo decennio del novecento neanche l’ombra o quasi. L’unica corsa di cui si ha notizia è una Terranova-Siniscola-Orosei-Nuoro del 1911 vinta da un tempiese il signor Demartis e caratterizzata dalla partecipazione di appena sei vetture.
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