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Le origini dello sport e del
giornalismo sportivo in Sardegna Il ciclismo aveva fatto il suo ingresso ufficiale nell’isola il 6 Maggio 1886. In quell’occasione, per la sagra di Sant’Efisio, era stata organizzata sul percorso Via Roma-San Bartolomeo una “gara di velocipedi”. L’evento aveva avuto un grande risalto nella stampa dell’epoca tante che “L’Avvenire di Sardegna” aveva dato un ampio e dettagliato resoconto della gara inaugurando la fase della cronaca sportiva in Sardegna. Da quel giorno lo sport delle due ruote non avrebbe tardato a darsi un’organizzazione e ad acquisire notevole popolarità. Nel 1894 era nato a Cagliari il Veloce Club Cagliaritano, prima società ciclistica in Sardegna. Furono gli stessi soci del Veloce Club Cagliaritano che, qualche mese dopo, parteciparono a Villasor alla prima corsa agonistica nell’isola. È “L’Unione Sarda” a darci notizia dell’evento e lo fa, così come “L’Avvenire” di cui aveva appena raccolto l’eredità, attraverso un apposito articolo che occupa tutto lo spazio riservato alla “Cronaca di Città”. Come nel precedente, anche in quest' ultimo, c’è una dettagliata cronaca che non risparmia nessun particolare. In principio viene addirittura descritto il viaggio che in treno porta i ciclisti cagliaritani nel centro campidanese: “Ieri alle 15, col treno straordinario delle Ferrovie Reali, partì diretto a Villasor, un gruppo di ciclisti per prendere parte alle corse indette dal comitato per le feste di Santa Vitalia”. E all’arrivo alla stazione ecco la solita cerimonia con banda e primo cittadino a fare gli onori di casa. “Il sindaco signor Puxeddu salutò i ciclisti a nome del comitato, da parte loro gli atleti del Veloce Club Cagliaritano furono presentati alle autorità da Cesare Cugia, proprietario di un deposito di biciclette a Cagliari e segretario della società”. Lo stesso sindaco poi indicò ai ciclisti il percorso della gara (sulla strada Villasor-Villacidro) e diede le dovute disposizioni affinché la corsa si potesse svolgere nel miglior modo possibile. Alle 18:15 ecco finalmente la partenza. Ci racconta l’anonimo cronista de “L’Unione”: “Al dato segnale i ciclisti in numero di sette partirono tutti, debitamente distanziati, battendo un passo buonissimo e alternando le volate, ove ciò era possibile per lo stato della strada”. Vincitore della corsa è Devoto Giovanni “che giunge al traguardo dopo 7 minuti e 23 secondi, alla distanza di circa cinque metri lo raggiunse Piovano Giuseppe, indi seguirono; Todde Felice, Devoto Enrico, Mora Silvio, Sanna Battista e Porcella Tancredi”. Vengono descritte minuziosamente anche le biciclette appartenenti ai ciclisti: “una macchina pneumatica Humber da viaggio, leggera”, per il Devoto, “una macchina pneumatica Smith da viaggio, leggera”, per il sempre presente Giuseppe Piovano e per Devoto Enrico infine, “una macchina tubolare da viaggio, pesante, dei fratelli Bortolotti”, causa forse di un piazzamento non proprio soddisfacente. Anche a Villasor non mancarono le polemiche e gli inconvenienti, caratteristica comune a tante corse ciclistiche nella Sardegna del periodo. Il “povero” Porcella dovette percorrere “per buon tratto di strada con un solo pedale, l’altro essendogli troncato per un urto”. Ma non solo, la grande folla che, le cronache del tempo ci dicono, assisteva immancabile a tali manifestazioni “non abituata a simil genere di corsa si accalcava sulla strada, per cui i corridori furono obbligati a rallentare moltissimo, e la più bella delle corse, la volata finale non fu potuta gustare interamente dai troppo numerosi spettatori”. Le disposizioni del sindaco, quindi non evitarono questo piccolo incidente che, a detta del cronista, “avrebbe potuto causare gravi disgrazie”. Ma nonostante gli imprevisti e le fatiche delle corse “una capatina alla Sagra” fu d’obbligo. E lì i soci del Veloce Club Cagliaritano, allietati dalla banda della 85° fanteria, si esibirono in “alcuni giri di brillanti ballabili con leggiadre signorine”, per fare poi ritorno a casa col treno delle 9:30. Dopo quella corsa, “tante altre gare che si svolsero prima della Grande Guerra. gare in cui, cosi come accadde a Villasor, ad una cronaca sportiva corrispondeva, immancabilmente, una cronaca mondana.
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